Ecco l’agenda Catricalà per risvegliare il paese con le liberalizzazioni

Non sarà mai troppo tardi per dare una scossa pro crescita all’Italia, considerata la fase di stagnazione che il paese sta attraversando e non da questi mesi. Ne è convinto Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
1 MAR 11
Ultimo aggiornamento: 03:58 | 21 AGO 20
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Non sarà mai troppo tardi per dare una scossa pro crescita all’Italia, considerata la fase di stagnazione che il paese sta attraversando e non da questi mesi. Ne è convinto Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che in una conversazione al Foglio spiega di trovarsi finalmente a suo agio a discutere delle prospettive di sviluppo del paese. “Sono nove mesi che attendiamo la legge annuale sulla concorrenza”, ammette Catricalà, “ma non demordiamo: buona parte dell’impegno della nostra Authority resta finalizzato a fornire le indicazioni per una frustata liberalizzatrice all’economia del paese”. Dal 2009, per volontà del legislatore, il governo deve presentare ogni anno la legge sulla concorrenza recependo le proposte dell’Antitrust: “Al primo Consiglio dei ministri di questo febbraio – dice Catricalà – un disegno di legge finalmente era stato posto all’ordine del giorno, ma poi non se ne è fatto nulla”. Dal governo fanno sapere di voler accorpare il ddl concorrenza a un altro progetto legislativo sulla semplificazione: “Non sono contrario a questa ipotesi – spiega Catricalà – purché si arrivi a una discussione in Parlamento”. Ancora la settimana scorsa il Garante ha presentato alcuni dati alla Camera (vedi articolo sotto) che dimostrano come “nei mercati europei nei quali c’è una concorrenza regolamentata, si assiste a una diminuzione dei prezzi”. Esempi di una salutare “guerra dei prezzi” ci sono anche in Italia, spiegano dall’Authority: “Basta vedere quanto avvenuto nel settore della telefonia. E’ sotto gli occhi di tutti quanto i consumatori ne abbiano beneficiato”. Le scelte anticompetitive, invece, si traducono anche “in maggiori costi di produzione per le imprese. Gli oneri dei fattori produttivi in Italia sono infatti più alti della media Ue: 28 per cento in più per l’energia elettrica, 6 per cento in più per i fidi, 100 per cento in più per la responsabilità civile automobilistica”. Dopo il Consiglio dei ministri di febbraio, dal governo non è più arrivato nessun segnale concreto all’Authority: “Se il ddl concorrenza non dovesse essere calendarizzato in tempi brevissimi, dovremo fare un’altra segnalazione”, spiega Catricalà.
Il presidente dell’Antitrust poi analizza la bozza discussa e mai approvata dall’esecutivo: “Non posso nascondere la mia delusione rispetto a quello che avevamo chiesto, ma comunque l’approvazione del testo sarebbe di per sé un passo avanti, perché consentirebbe di portare il tutto all’attenzione del Parlamento e quindi aprirebbe a emendamenti correttivi”. Quanto alle norme, ce n’erano di “buone” nella bozza: “Il sistema distributivo dei carburanti verrebbe migliorato, con l’obbligo di introdurre il self service nelle nuove strutture e con la possibilità di avviare attività non oil nei punti vendita”. Più timido il governo nelle proposte liberalizzatrici per il settore bancario: “Secondo la bozza, i cosiddetti ‘interlocking directorates’, ovvero i legami azionari e personali fra operatori concorrenti, dovrebbero essere resi pubblici. Secondo noi invece dovrebbero essere introdotte disposizioni di principio negli statuti per vietare espressamente tali fenomeni”. Manca infine, nei piani governativi, l’istituzione di un regolatore indipendente nei trasporti. Più concorrenza nelle ferrovie, nelle banche e nelle assicurazioni; eliminazione delle clausole vessatorie dai contratti di massa: vaste programme, considerato che alcuni esponenti dell’esecutivo restano convinti che le scosse liberalizzatrici, in questa fase, potrebbero esacerbare i conflitti sociali: “Questo rischio è molto sopravvalutato – rassicura Catricalà – tutto sta ad avviare un percorso equilibrato che interessi quante più categorie contemporaneamente, senza dare l’idea che si voglia esporre qualcuno alla concorrenza e proteggere qualcun altro. Se si procede così, nel medio periodo si otterrebbero soltanto consensi”.

Il governo intanto ha avviato un progetto di riforma della Costituzione in senso liberale. Che ne pensa l’Antitrust? “Queste modifiche vanno nella giusta direzione. Non c’è solo il valore simbolico delle stesse; un diverso articolato potrebbe impedire alle regioni di ostacolare l’avvio di numerose attività economiche”. Ma per Catricalà le imprese non vanno solo “avviate”, devono essere anche messe in condizione di “continuare a operare nelle migliori condizioni”. Liberalizzare, liberalizzare, liberalizzare. E infine anche uno spiraglio sul fisco: “Più leggero, quando i conti pubblici saranno in ordine”.